giovedì 12 novembre 2015

Da Gibilterra a Graciosa

Decidiamo di entrare a Gibilterra per fare gasolio.
La rocca è sempre nascosta da una nuvola densa che la avvolge.
Inoltrandoci nel golfo, appena superata la rocca, al Marina di La Linea splende il sole.
Riflettiamo che in effetti, essendo Gibilterra territorio inglese, è giusto che sia freddo grigio e nuvoloso!
Al benzinaio c'è un po' di fila e l'opzione richiede più del previsto.
Finalmente facciamo il pieno, vado a pagare e quando torno scopro ch'è nel frattempo Giovanni ha trovato due passeggeri! Luca e Nicolas vengono con noi alle Canarie. Meglio un po' di compagnia diversa fa sempre piacere.
Più ci addentriamo nello stretto più il vento aumenta, quando siamo al traverso di Tarifa siamo a 38 nodi.
Lo stretto ci sputa nell'oceano alla velocità di 7 nodi. Abbiamo ridotto e poi tolto la randa e viaggiamo con uno straccetto di Genova.
L'onda è alta e incrociata e infastidisce parecchio la navigazione fino a quando non siamo fuori dallo stretto, sul far della sera. Piano piano l'onda si allunga, il vento ci accompagna ancora per qualche ora poi cala. Facciamo tutta la prima notte a motore.
I giorni e le notti si susseguono tra venti moderati e smotorate, slalom tra reti di pescatori lampeggianti nella notte e fitti banchi di nebbia.
Dopo 4 giorni da Gibilterra cominciamo a vedere le luci di Lanzarote, Graciosa appare all'improvviso come una sagoma scura, non ci sono praticamente luci.
Ci infiliamo nello stretto canale tra le due isole e cominciamo a vedere le luci di Caleta del Sebo, la nostra meta.
L'ingresso del porto è stretto e buio: facciamo un ingresso da brivido. Un ormeggiatore ci segnala dove accostare con una lucina, ed eccoci ormeggiati all'inglese su un'altra barca, siamo arrivati alle Canarie!

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