giovedì 17 marzo 2016

Da "crogiuolo della consapevolezza " Mary Thanissara Weinber


                        Non avere paura della rana

Sia l’insight sia la scienza ci dicono che il sé e i fenomeni non sono permanenti e non hanno la natura di enti. Tuttavia, vedere la “va- cuità” del mondo e del sé non vuol dire che entrambi scompaiano, ma che diventano liberi da proiezioni in quanto la mente riconosce la sua radianza indipendente e luminosa. 
A mano a mano che la comprensione della non identificazione con la visione del sé si approfondisce e matura, il “sé” come veicolo di espressione diventa meno condizionato e più in sintonia con il Dharma (Ajahn Chah lo chiamava “essere Dhamma”). Dal momento che il mondo e l’“altro” non sono visti attraverso il prisma delle proiezioni mentali, sorge la chiarezza della visione, liberata dalla coscienza duali- stica. Ciò che pertanto è compreso è un campo di consapevolezza inin- terrotto, unificato, all’interno del quale non ci sono separazioni as- solute; là sia il “sé” sia il “mondo” coemergono e si dissolvono mo- mento per momento. 

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